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“Mediaset vanta un’opzione nei miei confronti? Ma questa è una faccenda meramente tecnica”. Paolo Bonolis (voto: 7), che stasera sarà uno dei protagonisti del Premio Barocco (riceverà la Galatea per la sua brillante carriera), in diretta su Raiuno, commenta così con i giornalisti la sua situazione contrattuale. “È vero che alcune clausole del contratto parlano di ‘opzione’. Ma sono clausole bilaterali. Per renderle effettive, insomma, dobbiamo essere d’accordo entrambi”.
E così, nell’attesa di decidere, Bonolis finge di non avere ancora nulla a che fare con il Festival di Sanremo: “Se lo farò lo comunicheranno Rai e Mediaset – si legge su Il Giornale – Altrimenti sono solo proiezioni, e rischiamo di fare la stessa figura degli exit poll di cinque anni fa”. Ma se alla fine Sanremo fosse di nuovo suo? “Lo ripenserei in toto. Andare lì solo per presentare chi canta, francamente no, grazie. Anche perché ci sono centinaia di giornalisti che lo prendono maledettamente sul serio, quasi che lavorare al Festival sia come lavorare alla mappatura del genoma”.
Bonolis, durante una lectio magistralis, insiste su un punto: “La Tv vi dà del tu. Ma voi dovete imparare a darle del lei. Dovete imparare a dire no. Quando invitai a Il senso della vita il teorico della comunicazione Chomsky, lui chiese una barca di soldi. Non amo chi monetizza troppo”. Perché in tv non si parla di iniziative pro-immigrati come O’ scià di Claudio Baglioni? “Perché c’è una ragion di Stato che prevede che certi messaggi non arrivino”. Perché fra i giornalisti solo Michele Santoro o Milena Gabanelli dicono la verità? “Perché anche questi giornalisti sono riusciti a dire ‘no’”. Perché metà dell’informazione Tv è asservita al Vaticano? “Non solo l’informazione. Anche il potere lo è. Anche l’anima. Sempre ammesso che l’anima esista davvero”.
Molti studenti lo interrogano semplicemente sui suoi programmi. Così si viene a sapere che “su Affari tuoi venne effettuata una castrazione chimica, per delegittimarlo a favore di Striscia la notizia. Quando il mercato viene squassato da una novità imprevista, quel mercato l’abortisce. Così venni indotto a smettere, e fui sostituito con un altro”. Fattore C era nato “solo da una necessità commerciale. Non lo sentivo, non volevo farlo, ma ci sono esigenze contrattuali che devi assecondare”. Da Serie A, invece, se ne andò perché “io non sono un giornalista, e non ho briglie che mi dicono dove andare. Il che non è gradito ai giornalisti”. C’è chi osserva che, nelle ultime edizioni, Ciao Darwin era “scaduto a livelli di pornografia leggera”. Ma di fronte a questa unica constatazione critica, Bonolis se la cava con facilità: “Abbiamo lavorato senza badare a tanti pregiudizi e sempre sul filo dell’ironia. Abbiamo parlato di tutto senza considerare nessuno un nemico. È il potere che ti fa avere paura di un nemico, per tenerti più facilmente in pugno. Nella sua assurdità, Darwin voleva raccontare solo questo”. Ma soprattutto far vedere una serie di corpi mozzafiato e regalare diversi momenti trash (vedi le incursioni di Franco Califano).
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Fonte: Reality e Show














